C’è un nuovo Alexander Bublik che sta conquistando Melbourne. Non più soltanto colpi spettacolari, gesti sopra le righe e improvvisi blackout emotivi: il kazako, da mesi, ha imboccato una strada diversa fatta di continuità, disciplina e risultati. E l’Australian Open 2026 lo sta confermando come uno dei nomi più interessanti del torneo.
Dopo la seconda vittoria a Melbourne, contro Marton Fucsovics (7-5 6-4 7-5), Bublik ha centrato il sesto successo stagionale, restando imbattuto nel 2026 e concedendo finora un solo set. Numeri che raccontano molto del suo momento, ma che non spiegano fino in fondo il cambio di mentalità che il giocatore ha voluto raccontare in conferenza stampa.
«Ora mi piace vincere più di prima»
«Senza dubbio oggi mi godo di più le vittorie rispetto alle stagioni passate», ha ammesso Bublik. «Questo modo di giocare è iniziato l’anno scorso, più o meno tra Madrid, Roma e Torino, e ho deciso di seguirlo. Quando qualcosa funziona, non c’è motivo di cambiarla. L’obiettivo è mantenere ritmo e continuità. Se servirà aggiustare qualcosa, spero di capirlo in tempo, senza perdere il filo come mi era successo a inizio 2025».
Il suo tennis resta creativo e imprevedibile, ma ora è più controllato, sorretto da un servizio devastante e da una solidità mentale che in passato spesso era mancata.
«Il tennis è un lavoro»
Il passaggio chiave è forse questo: «Con gli anni sono maturato. Adesso considero il tennis come un lavoro. Sono qui per vincere partite e fare tutto il possibile, nel rispetto delle regole e dell’avversario, per ottenere la vittoria. Lottare, rimettere una palla in più, combattere fino alla fine. Non mi serve più urlare o spaccare racchette: preferisco restare in partita e vedere come va a finire».
Parole che fotografano un Bublik molto diverso, più pragmatico e consapevole, capace di reggere anche situazioni complicate come quelle vissute contro Fucsovics, tra vento e pioggia improvvisi.
La forza mentale nelle condizioni difficili
«Le condizioni erano davvero complicate. Durante il riscaldamento era tutto normale, poi sono arrivati vento e pioggia. Da un lato del campo era difficile controllare i colpi. Sono molto contento di come sono rimasto solido mentalmente, anche quando nel terzo set ero sotto di un break».
La maturità di Bublik non si ferma al tennis: «Il mio obiettivo è essere una brava persona per la mia famiglia. Restare con i piedi per terra, lavorare duro e giocare a tennis. Voglio essere un buon padre, un buon marito, un buon amico. Fuori dal campo, questo è ciò che conta di più».
Nessun rimpianto per il passato e sguardo rivolto al futuro
Il kazako non rinnega le stagioni più turbolente: «No, perché nessuno impara davvero dagli errori degli altri, ma solo dai propri. Non puoi forzare qualcuno a cambiare. Ho passato otto stagioni consecutive tra i primi 50 del mondo, ascoltando tanti consigli che però, in quel momento, non mi facevano “clic”».
«Prima mangiavo male, curavo poco le abitudini: oggi non lo faccio più perché è una mia scelta. Lo stesso vale per la mentalità. Guardando indietro potrei pensare di aver perso tempo, ma ero felice e consapevole delle conseguenze. E comunque continuavo a essere competitivo, vincendo titoli e arrivando in finale».
«Non cambierei nulla. Non so che mentalità avrò tra cinque anni: forse avrò ancora più fame, oppure preferirò stare a casa con la mia famiglia. È tutto un processo naturale. Ho visto tanti giocatori della mia età ritirarsi e diventare allenatori. Se è ciò che li rende felici, lo rispetto».
Parole che chiudono il ritratto di un Alexander Bublik più zen che mai, pronto ora alla terza sfida dell’Open d’Australia 2026 contro Tomás Martín Etcheverry, con una nuova consapevolezza e, soprattutto, con la sensazione di aver finalmente trovato il proprio equilibrio.