Sinner

22 Ottobre 2025

Stefano Cagelli

Augias, Cazzullo, Vespa e infine il Codacons: il surreale rumore di fondo intorno a Sinner

Che la rinuncia di Jannik Sinner a partecipare alle Finali di Coppa Davis per il 2025 avrebbe suscitato un grande dibattito era cosa scontata. Parliamo del più grande tennista che l’Italia abbia mai visto nascere sul suo territorio, attualmente numero due del mondo ma per 65 settimane in testa alla classifica: il più bravo, il più vincente. In questo momento, insieme a Carlos Alcaraz, domina letteralmente il tennis mondiale. Tra i tanti trofei che ha portato a casa, annoveriamo, oltre ai 4 Slam e alle Atp Finals, ben due Coppe Davis vinte (praticamente da solo) con l’Italia nel 2023 e 2024. Una cosa mai successa.

La decisione di non partecipare alle Finali del 2025 era nell’aria già da un anno. Non è una circostanza particolarmente rara nel contesto tennistico. Restando in tema di grandi campioni, giusto per citare due nomi a caso, Rafael Nadal nella sua carriera ha saltato ben cinque edizioni e Novak Djokovic ha rinunciato per tre volte ad unirsi alla sua Serbia. Campioni immensi, verso i quali è difficile sollevare critiche (soprattutto per Nole) di scarso attaccamento alla bandiera. Lo stesso Alcaraz, grande rivale di Sinner, due anni fa non partecipò alla fase iniziale con la Spagna, pregiudicandone la qualificazione alla finale, mentre l’anno prima fu costretto a rinunciare.

Pur non essendo, dunque, un unicum nella storia, ribadiamo che è assolutamente fisiologico che la decisione di Sinner avrebbe sollevato un polverone. L’Italia – che resta una nazionale assolutamente di livello – perde molto del suo potenzale senza il suo campione più grande e sicuramente la sua rinuncia avrà delle conseguenze. Noi stessi avevamo e continuiamo a nutrire dei dubbi sulla sua scelta. Ma ricordandoci sempre che parliamo di super professionisti, sulle cui decisioni influiscono una miriade di fattori. “Sembra una banalità, ma una settimana cambia molto nella programmazione di un’intera stagione“, ha detto Sinner. E in questo senso, in un contesto come quello del circuito tennistico, non si può che dargli ragione. Ricordiamo, tra le tante cose, che il 2025 non è stato un anno normale per lui. A fianco dei tanti trionfi, c’è stato uno stop forzato di tre mesi per una vicenda, quella legata al caso Clostebol, che ha affrontato con grande forza e grande dignità, senza che questo influisse sui suoi risultati e sul suo atteggiamento dentro e fuori dal campo, ma che ha comunque per forza di cose lasciato degli strascichi.

Se il dibattito sul “ha fatto bene, ha fatto male” è quindi assolutamente legittimo, quello che sinceramente non ci abitueremo mai a sopportare è il rumore di fondo. Non tanto delle varie bolle social, che evaporano con la stessa velocità con la quale si formano, ma di chi, dalla propria scrivania dorata, spara giudizi che travalicano qualsiasi tipo di analisi sportiva, ergendosi ad autorità in grado di affibbiare presunte patenti di italianità, di attaccamento al Paese e addirittura di rettitudine morale.

E quindi chissenefrega se Sinner non ha mai avuto l’obiettivo dichiarato di essere il prototipo dell’italiano perfetto, ma solo (riuscendoci) di diventare il tennista più forte del mondo. E chissenefrega se chi a tennis ci ha giocato per anni considera “comprensibile e da rispettare” la decisione di Sinner (vedi Adriano Panatta – del quale si sta facendo girare strumentalmente una sola parte della sua dichiarazione -, Paolo Bertolucci o Corrado Barazzutti, tre che l’unica Coppa Davis “italiana” prima dell’era Sinner l’avevano vinta nel 1976). No, questo non basta. Non basta la loro opinione, unita a quella di migliaia di appassionati e addetti ai lavori che almeno sanno di cosa parlano. Dalle colonne dei “giornaloni” si levano le voci dei professori del commento con la bava alla bocca, quelli che ci devono per forza insegnare a vivere.

Ecco Corrado Augias: “Qualche tempo fa definivo Jannik Sinner un italiano riluttante, ricevetti una dose di vituperi, ma la decisione di disertare la Coppa Davis credo confermi quel giudizio. Se non piace italiano riluttante, diciamo italiano dimezzato, come il celebre Visconte”. Italiano dimezzato? Ma stiamo parlando sul serio? Rincara la dose il collega di Repubblica Francesco Merlo, che riesce addirittura ad andare oltre, in un ragionamento difficile anche solo da comprendere: “Il Sinner che antepone i soldi alla bandiera e la regione alla nazione è molto più italiano di noi, è un arcitaliano”. La regione alla nazione. Ok.

Immancabile, in questi casi, arriva dalle pagine del Corriere il sermone del gran guardiano della moralità italica, depositario dell’eredità di San Francesco, Aldo Cazzullo: “In Italia chi tocca Sinner muore – scrive, ricordandosi di quando aveva già scagliato la sua preziosa penna contro la persona Sinner e non contro il tennista – se lo fa un giornalista viene ricoperto di dileggio, anche dai colleghi. Sinner è stato indicato come esempio, come avanguardia della nuova Italia. Se questo è vero in campo, per il resto Sinner ha sempre dimostrato che dell’Italia non gli importa molto più di nulla”. Ecco qua, forse aveva paura di non essere all’altezza dei suoi colleghi e ha deciso di alzare un po’ il tiro. Non se ne sentiva il bisogno.

Ma l’apice lo raggiunge il numero uno in assoluto, Bruno Vespa. L’ottuagenario inquilino serale dei televisori di milioni di italiani, non contento del palcoscenico che la Rai gli mette a disposizione da mezzo secolo, si diletta sui social, scatenandosi soprattutto sull’ex Twitter. Il suo commento va oltre, è pura arte. Per questo l’abbiamo incorniciato e ve lo mettiamo qui, a imperitura memoria.

Bruno Vespa Sinner

Ogni nostra parola in più sarebbe superflua. Ci limitiamo solo a osservare che, almeno, qualche minuto dopo un suo assistente deve avergli sussurrato che Alvarez è un cognome molto diffuso nel mondo ispanico, ma che in questo momento poco ha a che fare con il tennis e con la Coppa Davis. Tweet corretto, contenuto no, decenza neppure.

Dulcis in fundo, a rendere il tutto quasi comico, arriva la stoccata del Codacons, che in teoria dovrebbe rappresentare gli interessi dei consumatori, cioè di tutti noi. Questo il succo del surreale comunicato: “Se Sinner dedicasse meno tempo a girare spot pubblicitari per qualsiasi prodotto, forse avrebbe modo di rappresentare meglio il proprio Paese. Chiediamo il ritiro di tutti i riconoscimenti ufficiali e delle onorificenze assegnate al tennista”. Anche in questo caso, l’aulica prosa si commenta da sola. Viene il dubbio che Sinner abbia fatto tutto questo per regalare un po’ di popolarità proprio a chiunque.

E insomma eccoci qui, di nuovo a dare conto dell’abitudine più malata dei “grandi” italiani: dire tutto, fare tutto, fuorché il proprio lavoro. Tra l’altro con un inedito rigurgito nazionalista, figlio, evidentemente, dei tempi che corrono. A noi, piccoli operai dello sport e della comunicazione, non resterà che sederci idealmente sulla riva del fiume insieme a Sinner e osservare questa cloaca d’odio passare. Fino al prossimo trionfo, fino alla prossima Coppa Davis, fino a quando Jannik tornerà ad essere il figlio prediletto dell’Italia migliore. Intanto, a proposito di Italia, facciamo il tifo per Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli, Andrea Vavassori e Simone Bolelli. A Bologna scenderanno in campo loro, mica Vespa o il Codacons. Per fortuna.